LE PERSONE AL CENTRO – HBR APRILE 2021

Digital skill e nuove figure richieste dal mercato: la ricerca DigitAlly
Articolo di Paolo lacci

Come sappiamo uno degli elementi di debolezza del nostro Paese è il basso tasso di digitalizzazione. Nell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI 2020) della Commissione Europea l’Italia risulta in 25 posizione su 28. Stati membri dell’Ue davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria. Il nostro Paese per ciò che concerne le competenze digitali, si colloca all’ultimo posto nell’Ue: solo il 42% delle persone possiede le competenze digitali di base (58% in Ue). Appena l’1% dei laureati in discipline ICT, il dato più basso nell’UE (3,6% in Ue). Altrettanto basso è l’uso dei servizi Internet: il 17% delle persone non è mai entrato in rete (9% in Ue); solo il 48% utilizza servizi bancari online (66% in Ue). 

Nella digitalizzazione nelle imprese, l’Italia si pone ben al di sotto la media Ue, al 22 posto. Sul totale del fatturato delle PMI, l’ossatura del nostro sistema produttivo solo l’8% è realizzato online. Questo malgrado l’ecommerce sia cresciuto nel 2020 del 26%, raggiungendo un valore complessivo di 22,7 miliardi di euro. Infine, per i servizi pubblici digitali l’Italia si colloca al 19º posto: solo il 32@ degli utenti italiani usufruisce attivamente dei servizi di e-government contro il 67% dei cittadini europei. 

Vi è un evidentissimo bisogno di skill digitali diffuse tra la popolazione e un deciso incremento del numero si specialisti digitali a disposizione delle imprese. In questo senso DigitAlly, una start-up nata per accelerare l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro potenziale e all’uso concreto di strumenti digitali, ha condotto una ricerca quali-quantitativa con più ricercate nel mondo digitale e le competenze più richieste (Short Term vs Long Term: risorse e competenze per la strategia di sviluppo digitale).

Il primo dato che emerge dalla ricerca è che, malgrado l’attuale stallo del mercato del lavoro, il 54% del campione dichiara di voler procedere a breve con nuovi inserimenti nel digitale. Nel primo semestre del 2020 c’è stata una riduzione del 50% degli stage rispetto il 2019, ma questo non sembra riguardare i giovani con specifiche professionalità in ambito digitale. Questo anche perché, come denuncia uno studio di Unioncamere (Le competenze digitali. Analisi della domanda di competenze digitali nelle imprese, 2019), “le imprese presentano in media una difficoltà di reperimento del 34,1% per i profili ricercati ai quali viene chiesto con elevata importanza il possesso di competenze digitali di base”. 

Alla domanda “Quali sono le figure che servirebbero di più nella tua azienda?” la ricerca DigitAlly indica che l’Analista Dati e il Digital Market Analyst risultano essere i due profili  più richiesti (seguiti da Project manager ed e-commerce manager). L’Analyst esplora, analizza e interpreta i dati con l’obiettivo di estrarre le informazioni, da comunicare attraverso report e visualizzazioni ad hoc, che serviranno ai decision maker delle organizzazioni. Il Digital Market Analyst è una figura molto simile alla precedente e si occupa di raccogliere e analizzare i dati grezzi al fine di trasformarli in analisi ed approfondimenti, necessari all’azienda per elaborare strategie di business e azioni future in ambito Marketing online.

Inoltre, l’indagine evidenzia che i tool più utili e ricercati nei nuovi profili sono un mix tra quello che consentono l’analisi e lo studio delle performance delle campagne messe in atto (Excel, Google Analytics e DataStudio) e quelli che permettono di fare advertising online (Facebook Adv, Google Ads, LinkedIn). Vi è anche una richiesta di nuovi tool (Sketch e Invision), dovuta probabilmente alla necessità di creare mockup e materiale a supporto delle campagne di marketing. La digital transformation rappresenta una grande opportunità per le aziende di tutte le dimensioni: la digitalizzazione delle imprese comporterebbe un grande vantaggio a livello Paese, calcolato in un range da 3 a 7 punti di PIL. Le aziende italiane dovrebbero avere un approccio a lungo termine e continuare ad investire sui giovani talenti digitali per essere più competitive ma deve però cambiare anche la formazione, sia in termini metodologici, sia per le figure professionali di riferimento, che dovranno essere sempre più “digital oriented”.

Paolo Iacci,
Università statale di Milano,
Presidente Eca Italia.